venerdì 10 ottobre 2014

Ricordi al tè verde - il mio viaggio in Giappone (parte 5) - Ninja, sposi e giardini

Eccomi qui!
Dopo una latitanza forzata torno a scrivere e ritorno a raccontarvi del mio viaggio in Giappone.

Ormai giunti a metà del cammino, mi immergerò ancora una volta nel mare dei ricordi per farvi rivivere le emozioni di un viaggio che porto ancora nel cuore.

Come sempre, pronti, partenza... splash!!!

mercoledì 15 agosto 2012
Ancora provata dalla visita del giorno prima in quel di Hiroshima, mi apprestavo a vivere intensamente una giornata che mi pareva più grigia del solito e l'ora della sveglia non ,i aiutò... alle 5.30 io e Claudio eravamo operativi, armati d'ombrello e carichi come molle!
Alle 6.30 eravamo seduti sul treno per Kanazawa (il cui nome significa palude dorata), città di cui ignoravo assolutamente l'esistenza ma poco importava; lì infatti avremmo visitato il "Tempio dei Ninja" e questo bastava a farmi scalpitare come una bimba per tutto il viaggio.
A tranquillizzare il mio animo ci pensò come sempre la distesa di risaie, campi e piccoli paesini chiassosi e grigi quasi quando il cielo, che di tanto in tanto regalava squarci di cielo e qualche raggio di sole.
Approfittai del viaggio per consumare la consueta colazione dei campioni a base di anacardi, 2 onigiri con fagioli azuki e del cioccolato... il cappuccino era ormai un lontano ricordo!



Arrivati a destinazione ci incamminammo verso quella che poi si rivelò essere semplicemente un tempio/casa che era tutto meno che il tempio dei ninja, infatti si trattava di una semplice, e stranamente modesta, abitazione di un ricco  signore. La delusione sul mio volto fu palese persino ai giapponesi e per un attimo dimenticai che in terra nipponica non bisogna fermarsi alle apparenze!


Ad ogni modo una gentile signorina ci informò che per il nostro giro eravamo in ritardo e avremmo dovuto aspettare il prossimo ma questo si tradusse in un colpo di fortuna!
Proprio in quel momento un monaco si apprestava a celebrare un qualche rito al quale assistetti (assieme a tutti i miei compagni di viaggio) in assoluto silenzio, incuriosita, dolorante per la classica pozione seduta sulle ginocchia e relativamente preoccupata per l'integrità e l'odore dei miei calzini!

Incantata dall'incenso, dai gesti, dalla musicalità della lingua giapponese, sarei rimasta lì probabilmente per il resto della vita ma la stessa signorina di prima, in giapponese strettissimo, ci fece capire che era tempo di avventurarsi!

Le case giapponesi sono incredibilmente basse e per me che sono alta 1,58 cm non è un problema... ma lo stesso non valese per il resto del gruppo; tra una craniata al "soffitto", un'asse di legno che traballando scricchiolava, un gradino non visto beccato con il mignolino del piede e un lieve sintomo di claustrofobia ci aggirammo per i corridoi.
Le stanze nascoste erano ovunque, sopra e sotto i nostri piedi, ed erano adibite a vari utilizzi che andavano dalla cerimonia del tè, al ricevimento degli ospiti fino ad un anfratto angosciante dove praticare il seppuku (suicidio rituale)!!!
Un labirinto vero e proprio, con trappole per i nemici (buche, assi rotanti etc) e botole per la fuga; i miei occhi erano meravigliati e preoccupati per la mia sorte allo stesso tempo, sia mai che mi perdessi o che uno spirito vendicativo mi soggiogasse e costringesse a suicidarmi! 

Ubriachi uscimmo dalla casa e ci rendemmo conto che la visita era stata brevissima, 30 minuti (rispetto ai 45 stabiliti) in cui la gentilissima ma incomprensibile guida, cercò di farci vedere tutto nel minor tempo possibile al fine di recuperare il nostro ritardo!!!
Mi sentii indirettamente una persona orribile, ma il sole era spuntato e il suo tepore mi distolse da ogni pensiero.




Era l'ora di pranzo e il nostro mentore ci diede il via libera per un paio di ore, così camminando finimmo in dedalo di stradine con casupole piccolissime che poi scoprimmo essere dei mini ristorantini attaccati gli uni agli altri!
Non si poteva guardare all'interno quindi occorreva affidarsi ai menù posti all'ingresso, peccato che sia io che Claudio non fossimo in grado di leggere.
Bisognava sperare nella classica "botta di culo" e con sommo gaudio così fu!

Il localino tanto piccolo quanto splendido, ad occhio e croce misurava 4x7 mt, bancone compreso! All'entrata ci fecero togliere le scarpe e ci accomodammo alla fine del bancone accanto ad altri commensali alquanto incuriositi e sopresi dalla nostra presenza!
La maitresse ci parlo con un inglese inaspettatamente corretto e comprensibile!!! Non pareva vero!
Quando le dissi che ero vegana rispose con un no problem e ci portò una zuppa squisita, un insalata con crostini e ci offrì da bere!!!
Guardandomi attorno notai l'estrema pulizia, il minimalismo che cozzava con qualche uscita kitsch, il legno curatissimo e un minuscolo giardino zen fuori dalla porta finestra... avrei voluto restare lì, offrirmi come cameriera e lavorare umilmente per il resto della vita!
Presi la gentilezza, l'eleganza e il sorriso di questa donna giapponese e la portai con me per il resto della giornata!

Salutando con mille inchini andammo a spasso per questo micro quartiere che pareva essere bloccato in un intreccio tra passato e presente, mi sentivo sospesa in quel momento e lo assaporavo a piccoli bocconi.
L'umidità, il calore della mano di Claudio, i colori, la brezza, i profumi che ancora stimolavano il mio appetito, un dolcetto comprato in un chiosco e un torii (porta d'ingresso tipica dei templi shintoisti), lì, in mezzo al nulla.
Qui presi un biglietto che scelsi di conservare... la previsione era molto molto positiva!!! fu lo stesso anche per Claudio, era un giorno fortunato e quando tornammo indietro per incontrare il resto del gruppo ne ebbi un'ulteriore conferma!!!

Sotto un salice piangente una coppia di sposini in abiti tradizionali si concedeva agli scatti del fotografo ingaggiato per il loro matrimonio,pensai che in queste cose non siamo poi tanto diversi.








Ci attendeva un'altra tappa!
Il famoso giardino nei pressi del castello di Kanazawa (che purtroppo era chiuso al pubblico), Kenroku-en.
Il panorama che ci accolse fu uno dei più belli della mia vita e completamente estasiata dalla maestosità della natura che qui sembra tangibile, mi accorsi che in realtà di naturale c'era ben poco; o meglio, la materia prima è sicuramente presente, ma è tutto meno che naturale.
Come spesso capita in oriente nulla è lasciato al caso.
Ogni foglia, ogni ramo, ogni cespuglio era esattamente dove qualcuno aveva deciso che doveva essere e non solo, a questi viene data, grazie a dei pali e varie strutture, la forma che più rispecchia il concetto di bellezza, di armonia, di naturalezza che però non è tale!
Qui la natura non è affatto libera di essere rigogliosa, imprecisa, selvaggia, spontanea, vera bensì tutto l'opposto, ciononostante la sua magnificenza era visibile, concreta non si poteva negarlo!

Indecisa se tutto questo mi piacesse o meno decisi di godermi la tranquillità del posto.
Sovente una gru incrociava il mio sguardo, una carpa boccheggiava in cerca di cibo, il vento cantava alle mie orecchie e io, con la mia Ramune* in mano, ancora una volta desiderai di dissolvermi in quella pace.

La serata fu fatta di corse, treni e un piatto di curry rice** con tanto di natto*** e mi parve la cosa più buona del mondo!!!

Ed eccoci giunti al termine del racconto del mio 5 giorno in Giappone!
Spero sia stato di vostro gradimento!
Guardate in fondo alla pagine per le note!

Come sempre sarò felice di ricevere i vostri commenti e se avete curiosità chiedete pure!
 Ci vediamo alla prossima!!!



















*Ramune: bevanda gassata prodotta in Giappone a partire dal 1872 la bottiglia in vetro presenta due scomparti separati e una piccola pallina di vetro che occorre spostare con la lingua per poter bene. Altissimo il rischio di doccie zuccherate!!! Parlo per esperienza

** Curry rice: piatto di origine indiana molto popolare in Giappone. Solitamente si serve con un'abbondante porzione di riso bianco scondito a sinistra (nel piatto) e sulla destra si adagia la salsa al curry con verdure, carne o moltissimi altri ingredienti. In Giappone sono diffuse barie catene di ristoranti che servono esclusivamente curry rice!!! (invidia)



***Natto: Alimento tipico Giapponese prodotto con soia fermentata. Ricco di proteine e vitamina B12 è molto economico e consumato con il riso o salse. La consistenza si alterna tra la soia soda e dei filamenti viscidi in cui è contenuta.

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